CULTURA
Videogioco: una nuova cultura
Dura vita quella del videogioco. Bollato come catalizzatore di violenza (come il cinema e il fumetto alle proprie origini) è stato sempre considerato come un mero passatempo per bambini. Qualcosa però sta cambiando. Il videogioco si è aperto al mercato di massa, soprattutto con l'avvento del 3D e quindi con la rappresentazione di mondi più credibili e verosimili. Con l'evoluzione del videogioco è cresciuto a dismisura il bacino di utenza, con la conseguente nascita di moltissime comunità virtuali (sparse sul web) che oltre a videogiocare, discutono e riflettono sul media ludico. Intanto nel mondo accademico, come negli Stati Uniti, in Inghilterra e anche in Italia, il videogioco si sta prepotentemente inserendo come elemento di studio culturale e teorico, tanto da inaugurare il cosiddetto "game studies".
Bisogna affermare che il videogioco ormai è un media multistratificato, un contenitore, oltre che di immagini interattive in movimento, anche di simboli che devono essere analizzati, un media veicolatore di cultura che può avere effetti anche molto potenti sulla società.
Sono nati anche molti artisti che si ispirano al medium ludico come Miltos Manetas, John Haddock, Enrico Mitrovich.
Miltos Manetas è un'artista di origine greca ma si è formato artisticamente all' Accademia di Belle Arti di Brera. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti. Egli cerca un modo per coniugare arte e nuove tecnologie da un punto di vista operativo e figurativo ponendo come tema centrale della sua ricerca artistica la presenza della tecnologia nella vita quotidiana ed i cambiamenti della realtà. Dopo aver prodotto dipinti, mondi virtuali e software, Manetas ha portato a termine un progetto incredibile ma coerente con il suo lavoro. Egli, infatti, ha commissionato alla società Lexicon la ricerca di una nuova parola che potesse esprimere al meglio l'arte del nuovo millennio. Il risultato ottenuto è stato Neen ( dal greco antico: ora ) e con questa parola si vuole indicare l'arte dei "neenstars", cioè una nuova generazione di "visual artists". Per Manetas il videogioco è un luogo in cui si uniscono linguaggi e stili diversi, lo vede quindi come un punto di intersezione di spazi reali e virtuali. Il suo lavoro consiste nel rielaborare una serie di immagini videoludiche utilizzando la tecnica del vibracolor, la fotografia che emula la pittura, un esempio sono le stampe di Tekken che ha realizzato su carta lucida dopo averle lavate e ingrandite.
Le opere di questo nuovo artista sono caratterizzate da simboli, marchi, loghi di Sony, da immagini di cavi di connessione, mouse, joystick. Ritrae inoltre i videogiocatori seduti, in piedi di fronte agli strumenti elettronici.
Un altro esponente che si ispira al medium ludico è John Haddock, che trae dall'immaginario videoludico delle idee per poter rappresentare immagini reali. Molto famosa è la sua collezione di screenshots (schermate), celebri fotografie di cronaca nera tradotte visivamente in schermate, come l'omicidio di Kennedy ed anche scene di film. Haddock produce le sue opere utilizzando Photoshop e rendendo ogni scena in 3D. Con le sue opere tocca anche un aspetto delicato del videogioco, cioè il rapporti che ha con la violenza. Haddock, infatti, ha videoludizzato anche il massacro della scuola di Colombine a Littleton in Colorado, mostrando i due giovani killer.
Enrico Mitrovich, invece, lavora a Vicenza e si occupa di net-art, installazioni, scenografie e grafica. Ritiene che nella rappresentazione dei videogames devono esserci degli approcci diretti e visivi con il fruitore. E' considerato un "manipolatore digitale" e porta le sue immagini elettroniche anche in pittura. I temi fondamentali delle sue opere sono il richiamo all'obsolescenza tenologica, vista in chiave estetica. In "ScanDisk" Mitrovich indaga il senso/non senso dell'immagine elettronica e virtuale. E' un'artista-emulatore perché recupera il passato videoludico come Pac Man, Doom per trasferirlo su tela, dandogli quindi un aspetto artistico.
Rosa D'Ettore


